Dalle domande dei ragazzi che arrivano dall’Italia ci si rende conto di tante cose ma
soprattutto ci si rende conto che i nostri mondi sono tanto diversi quanto lontani.

Anche Silvia & Mirko ci hanno fatto un sacco di domande, dapprima timidamente,
poi hanno vinto la paura di sembrare inopportuni o invadenti. In realtà, per noi
questi “interrogatori” sono molto utili per capire con chi abbiamo a che fare; in ogni
caso molto meglio di chi arriva già pieno di risposte!

La sicurezza in primis! La gente arriva con tante e tali notizie che a volte ci
sbellichiamo dalle risate! La cosa triste invece è che vengono dai canali ufficiali o
semi-ufficiali. L’ultima riguarda il rapimento dei bianchi, sulla scia della sfortunata
vicenda di Rossella Urru.
Dopo questa panzana ho deciso di scrivere cosa ne penso!

Ho sentito parlare di indennità di rischio per la prima volta in Ciad, in mezzo al sahel
ad una manciata di Km dal Darfour. Al tempo lavoravo per Coopi, una organizzazione
non governativa italiana che gestiva un piccolo, miracoloso ospedale in mezzo alla
sabbia e ai pochi arbusti.

Avevo notato un imbarazzante viavai dei funzionari delle Nazioni Unite che in un certo
qual modo rallentavano il nostro lavoro. Lavorando in un contesto di urgenza con
i profughi che arrivavano a ondate dal vicino Sudan, spesso avevamo bisogno di
risposte rapide e immancabilmente ci sentivamo dire: “il capo è in R&R”!
Dietro questa misteriosa sigla si nascondono le parole “Rest and Recuperation
che stanno a significare che il fortunato impiegato è da qualche parte nel mondo
(probabilmente a casa sua!) intento a Riposarsi e a Recuperare le forze dopo le fatiche
dei momenti d’urgenza!!
Fin qui niente di strano anche se la cosa “puzza” inspiegabilmente di privilegio;
la certezza che di privilegio si tratta si materializza quando si scopre che ogni 6
settimane di lavoro ce n’è 1 di riposo!
Cioè tanto più l’ambiente circostante è ostile o difficile, tante più agevolazioni
sono previste dai contratti di lavoro per funzionari di Nazioni Unite, Ambasciate e
organizzazioni internazionali varie.
Ad essere onesti in Ciad ce ne vorrebbero anche 2 viste le continue tensioni ma in
Burundi??
Qui il fine settimana si va al lago dove ci sono le barche a vela, i gommoni, lo sci
d’acqua e il kitesurf! Altro che ribelli armati fino ai denti, siccità e stagione delle
piogge!
A partire dalle 14 del venerdì, negli uffici non si trova più anima viva… strano per
un paese dove il pericolo è in agguato e l’ufficio, circondato da filo spinato e con
guardiani su ogni lato, è l’unico posto sicuro!
Credete a me: continuare a far credere al mondo intero che il paese è pericoloso fa
comodo a tanti, con buona pace di chi si da un gran da fare per far visitare il paese a
gente bella e disponibile che crede ancora in certi, nobili valori.
E come al solito, i privilegi di pochi li pagano i più deboli.