Nascita di un’idea (e di un sogno)

Un giorno mia moglie ed io passammo davanti alla vetrina di un’agenzia di viaggi e riamanemmo inorriditi dal costo di 2 settimane di viaggio in Africa. Mia moglie, burundese, rideva incredula ed io con lei, ma le nostre menti erano altrove: stavamo pensando a quanti di quei soldi sarebbero finiti nelle tasche degli abitanti di quei meravigliosi posti….
Con solo la metà di quella somma intere famiglie avrebbero vissuto per mesi!
Poi pensammo al Burundi e cominciammo a fantasticare su cosa avremmo potuto mostrare di questo piccolo paese dalla bellezza inenarrabile, ma una cosa fu fin da subito chiara: sarebbe stato il turismo dei burundesi, sarebbe stato il turismo dei poveri: niente ricarichi astronomici, niente speculazioni, ad ognuno il frutto del proprio sudato lavoro.

Intenzioni e obiettivi (sogni fatti per essere realizzati)

È così che poco alla volta ha preso forma questo itinerario che alterna ai paesaggi naturali le visite nei villaggi: scoprire luoghi incontaminati e incontrare la gente che li abita, non per depredarli ma per cercare di capire come si possa vivere al giorno d’oggi completamente al di fuori del mondo “sviluppato”.
Rispettare un mondo che non ci appartiene e provare a comprenderlo attraverso la cultura e le tradizioni e allo stesso tempo mostrare il nostro modo di vivere. Farsi delle domande e alle volte non trovare delle risposte, o meglio trovare delle risposte che non coincidono con quelle degli altri e cominciare discussioni interminabili che ci portano a conclusioni remote e inaspettate, mai banali.
Questa è la nostra idea di Turismo Etico: forse si allontana un pò dalla definizione classica, ma del resto non siamo così affezionati alle etichette!
Per noi, questo viaggio in Burundi deve essere un’occasione di scambio fra persone speciali, lontane migliaia di chilometri ma intenzionate a costruire un ponte che attraversi gli oceani.

Antonio e Manna

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