Costa d’Avorio, la follia! Qualche tempo fa si vedevano anche da queste parti le immagini del Presidente Bagbo che rifiutava di cedere la poltrona presidenziale al neo-eletto Alassane Ouattara. Se non fosse che immediatamente dopo cominciavano i primi scontri tra le 2 fazioni sembrava di assisteere ad una commedia.
Poi la guerra, con tutto quello che ne consegue.
Un pomeriggio di metà Aprile ero in ufficio quando arriva la chiamata su skype del responsabile dell’ufficio emergenze di COOPI. Si tratta di una delle più grandi ong italiane, sempre in prima linea quando si tratta di emergenza.
“Vorremmo aprire una missione in Costa d’Avorio, te la senti di andare a dare un’occhiata? Il problema più grande è che rischiamo di essere in ritardo dovresti partire nel giro di 2/3 giorni!” 
Detto fatto! Dopo 3 giorni sono sull’aereo che da Bujumbura mi porta a Roma, recupero il visto per la Costa d’Avorio, passo da Milano per ritirare il materiale e il venerdì prima di Pasqua sbarco ad Abidjan alle prime luci dell’alba.
Le notizie che avevo raccolto non erano entusiasmanti: il personale espatriato di imprese private, ambasciate ed altre organizzazioni era stato evacuato e tutte le compagnie aeree avevano sospeso i voli. 
Arrivato all’imbarco mi rendo conto che la maggior parte dei passeggeri erano ivoriani; mi sentivo tranquillizzato: se quei pochi fortunati che hanno avuto la possibilità di fuggire durante il conflitto tornano a casa è un buon segno.
Ero preoccupato per la grossa somma che avevo in tasca e che avrebbe dovuto bastarmi per un mese, per i bagagli con tutto il materiale e i PC: mi avevano detto che avrei trovato il pulmino dell’hotel all’aeroporto, ma conoscendo i meccanismi africani…
Scendiamo dall’aereo e ci dirigiamo verso la dogana; passo il controllo passaporti e mi ritrovo ad attendere i bagagli in un salone enorme pieno di gente. “Ci siamo…” mi sono detto tra me e me ed infatti di lì a poco è cominciata la bolgia: gente che vuole trasportarti i bagagli, chi ti tira da una parte per farti fare prima, qualcun altro che vuole farti salire sul suo taxi, chi vuole venderti qualcosa, tutto questo in un gran vociare di gente e senza l’ombra del pulmino dell’hotel.
Dopo una decina di minuti di vero e proprio combattimento, mi installo in mezzo alla hall dell’aeroporto con i bagagli ben stretti accerchiato da una decina di giovani volenterosi pronti a segnalarmi l’arrivo della vettura. 
Con la tipica calma africana, in ritardo di una mezz’oretta, ecco spuntare l’autista con tanto di distintivo dell’hotel che mi fa segno di seguirlo; mi metto in marcia dietro di lui con il codazzo dei giovani ivoriani volenterosi al seguito.
Sgancio 5 euro al più robusto dei ragazzotti, sorveglio che tutto il bagaglio sia caricato e mi butto dentro al pulmino chiudendo le porte. Ho ben vivo nella mia mente questo ricordo perché per tutto il viaggio ho temuto questo momento!
Finalmente, arrivato all’hotel mi sono sentito al sicuro! ….