Più volte mi sono ripromesso di scrivere regolarmente affinchè Sonia, che tiene faticosamente in piedi questo blog, abbia qualcosa da pubblicare.

Invece il tempo sembra volare e non riesco mai a trovare un minuto per buttar giù 2 righe!
Soprattutto è difficile mantenere un filo logico: accadono tante e tali cose tutte diverse l’una dall’altra che ti domandi come far comprendere a chi ti legge che fanno parte della tua vita di tutti i giorni.

Parlare del lavoro, della cooperazione o dei viaggi?
Meglio i viaggi, il mondo della cooperazione potrebbe deludere qualcuno!

Ormai “l’alta stagione” sembra essere cominciata: Anna e i suoi genitori sono in Tanzania, Pietro è arrivato domenica e sta per partire per il suo primo tour in Africa e ogni giorno ricevo mail di gente alla ricerca di una meta esotica.

I giorni che precedono l’inizio del tour sono sempre i più frenetici: ci sono le auto da preparare, gli acquisti da fare, gli hotel da contattare; tutto deve essere perfetto per permettere ai turisti di vivere il loro sogno.

In effetti è questo che la gente comune ci scrive, molti vedono l’Africa come un sogno, spesso irraggiungibile,  mentre il nostro scopo è proprio quello di avvicinarla a tutti quanti.

Ogni giorno lottiamo per convincere i nostri amici che il Burundi è un posto niente male, dove si vive bene, circondati dalla natura e dal canto degli uccelli dove si puó condurre una vita tranquilla e senza troppi stress.

Invece spesso vediamo 2 categorie di persone sbarcare sul suolo burundese: i giovani scanzonati neo-hippy del genere “siamotuttifratelli” e gli stressati igienisti con il disinfettante in gel e che non mangiano l’insalata perchè “in-Africa-non-si-sa-mai”!

Di solito entrambi restano sorpresi: la categoria STF (“siamotuttifratelli”) scopre che la truffa è all’ordine del giorno ed avventurarsi con amici estemporanei conosciuti tramite Face Book non sempre è salutare!
Per gli stressati-igienisti invece la sorpresa è tutta mentale: si rendono conto che chi abita qui da anni non puó andare in giro con l’Amuchina in tasca ma restano fedeli al principio per cui l’infezione è sempre in agguato e… non si sa mai!

Ovviamente tra me e mia moglie ci sono delle differenze, la più evidente è il colore della pelle, ma la più saliente è la mentalità.
Questo per dire che non posso comportarmi in Africa come un africano ma posso vivere a Bujumbura come se vivessi a Bologna, con gli opportuni aggiustamenti senza dubbio!
Non sono amico di tutti, non voglio bene a tutti (anche se sono cattolico) e non considero il primo che incontro come un fratello; piuttosto giro a piedi per la città, vado in centro o in spiaggia come una persona normale ma faccio attenzione a non lasciare il telefono in auto e non circolo la notte in certi quartieri.
È rimasta storica la frase di mia moglie Manna rispondendo ad una mia collega che si lamentava del furto del cellulare lasciato in auto al mercato: “Ma scusa a Milano non sarebbe stato lo stesso? Anzi ti avrebbero anche rotto il finestrino”!!
Invece la questione dell’igiene è più complicata: da farmacista so bene che ci sono grossi interessi in gioco e che le aziende farmaceutiche fanno di tutto per indurre certi bisogni nella gente comune. Anche in questo caso mi comporto come mi comporterei in Italia: mi lavo le mani prima di sedermi a tavola nè più nè meno. Devo dire che questa sana precauzione non solo ha preservato me dalle malattie ma anche i miei figli non sanno cosa voglia dire
andare dal dottore. La piccola ha 3 anni adesso e l’unica medicina che abbiamo in casa è lo sciroppo per la tosse!

Il nostro amato console, colono di vecchia data, aveva nel suo ufficio un cartello con su scritto: “L’Africa NON è per tutti”.
Manna ed io abbiamo deciso di farne un altro con la citazione: “L’Africa è per tutti (soprattutto se si usa il cervello)”.