Non so se l’ho già scritto da qualche parte ma, al mio arrivo in Burundi, me ne andavo
in giro con un blocco tascabile e lì annotavo tutte le stranezze che mi passavano sotto
gli occhi. Quando macini Km nel Paese dell’Eterna Primavera vedi di tutto: è un po’
come stare al cinema e il film della vita scorre, un fotogramma dopo l’altro.

Devo ricordare di tirarlo fuori, c’erano cose interessanti!

Poi con il tempo mi sono perso nei meandri della cooperazione, tutto preso a cercar
di capire perché i cooperanti (non tutti per fortuna!) hanno un modo di vivere e di
lavorare diverso dal resto del mondo! Una razza a parte!
Mi interessavo di leadership perché la cooperazione assomiglia un po’ ad un esercito,
con una gerarchia ben definita, almeno sulla carta, ma dove nessuno risponde al
proprio superiore di quello che fa.
Un esercito di cani sciolti, un turbinio di primedonne disposti a tutto per un minuto di
celebrità.
La domanda che mi ponevo al momento era: “e se mi trovassi io al posto del capo?”
Mai nessuna domanda fu più profetica!
Prima o poi mi deciderò a scrivere di più!

In seguito ho continuato a prendere i miei appunti una volta tornati in Italia, a Milano;
benché mi ricordi tutto di quel periodo bellissimo (malgrado l’ambiente circostante),
non riesco a riportare alla mente l’oggetto delle mie note.

Infine tornato in Africa, prima in Ciad poi di nuovo in Burundi, mi sono accorto che i
miei testi erano incentrati sulle sensazioni. Sì, perché l’Africa è sopratutto sensazioni,
forti sensazioni, nel bene e nel male.
Di tutte le persone che conosco non ce n’è neanche una che può dire di non averne
provate: odio, amore, schifo, gioia, ammirazione, disprezzo e chi più ne ha più ne
metta ma nelle descrizioni nessuno usa mezze parole o toni sfumati.

Ad essere sinceri c’è il gruppo delle “mummie affette da sindrome da WI-FI” che usa
aggettivi tipo “carino”, “gradevole” o “simpatico” e che immancabilmente mi fa salire
la pressione e inc….. come una pantera!
Fortuna che ho ritenuto la lezione di un vecchio saggio del sahel ciadiano che mi
disse: “ solo i bambini e le donne si arrabbiano”!

Ma io dico, come si fa, dopo aver percorso il Burundi da nord a sud, a commentare: “il
viaggio è stato carino, ma la connessione c’era solo a Bujumbura”!!!

In questi casi abbozzo un sorriso, abbasso gli occhi e cambio discorso.

Penso che visitare l’Africa sia terapeutico per noi “occidentali”, per questo degli 11
mesi passati a Milano conserviamo un bel ricordo.
Le emozioni forti rimettono in discussione i tuoi parametri, i tuoi valori; le certezze
cominciano a farsi rare e i tuoi pilastri vacillano!
Alla fine però sei felice, in ogni caso: vuoi perché sei finalmente tornato nel tuo
mondo, vuoi perché quello che hai vissuto ha lasciato una traccia indelebile nel tuo
cuore!